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Laboratorio ‘Un folletto chiamato Bafardèl’

Un Laboratorio  che trae ispirazione da leggende, segni e simboli dell’Appennino Tosco Emiliano.

 

Con Mario Ferraguti una passeggiata narrante per Borgo di Fornovo Taro, alla ricerca delle ‘tracce’ del Folletto.

A seguire dall’’immagine scolpita su un portale del 1600 di una casa dell’ alta Val Parma riprodurremo in legno il Bafardel, il leggendario folletto dell’Appennino Parmense.

Il 21 Agosto alle ore 16,30 prenotazione obbligatoria 

“Parlavo con Ado, anni fa, un vecchio di Riana, mi raccontava del Regle. Un biscione corto e tozzo con le zampe e la cresta, dallo sguardo forte, capace di incantare. Non si può uccidere, diceva Ado, non si riesce. In tanti hanno provato ma lui è il re, ha la corona e non muore. Regle, infatti, deriva da regulus, piccolo re. L’unico modo per difendersi è riflettergli lo sguardo, restituirglielo con uno specchio. Se entri nel suo territorio, avvertiva il vecchio, portati lo specchio. Quando una creatura, che non sia un uomo, si mette la corona non muore, per sconfiggerla occorre trovare altro che non passi dalla morte. Ho portato con me questa frase e ho incontrato il Baffardello, il trickster, buffone divino incoronato a proteggere le case, laddove il simile scaccia il simile. Anche questa creatura non muore, non si uccide, per difendersi occorre usare le sue stesse armi, mostrargli il suo volto incoronato e linguacciuto, farsi beffe di lui. In una casa abbandonata ho trovato un Cristo, nella raffigurazione del volto santo, stanco di essere crocifisso nudo si era vestito bene, come un re bizantino, con tanto di corona. E anche lui ci hanno raccontato che non muore, che è abile a risorgere.

Così quando ho sentito per la prima volta il nome di questo virus, incoronato, ho pensato alle parole di Ado. Se riusciremo a scaravoltare il meccanismo, trovare lo specchio, metterlo in fuga mostrandogli la sua stessa faccia.”

Mario Ferraguti, Scrittore